Festeggialo con noi…Vincenzino Montella. L’aeroplanino vola a quota 43

Il sud Italia è stata terra di emigrazione, dalle regioni meridionali molte persone con la loro valigia di cartone sono partiti per cercare fortuna o nel nord Italia o in altre parti sparse per il mondo.

Anche la storia di Vincenzino Montella da Pomigliano d’Arco non è stata diversa dagli altri suoi conterranei, anche lui per iniziare a volare ha avuto bisogno di una pista che lo spingesse. Nonostante nella sua adolescenza (vista la città natia) il must fosse Maradona, Vincenzo da futuro centravanti aveva in camera il poster di Marco Van basten e nel cuore il Milan.

A tredici anni è arrivato ad Empoli dove ha iniziato le giovanili. Va  lontano da casa per iniziare  la sua crescita umana prima di quella da calciatore. Nella città Toscana ritrova uno suo compaesano bomber meno prolifico di lui, ma ha frquentato assiduamente i campi della serie A, Nicola Caccia (suo collaboratore attuale).

A 21 anni lascia la Toscana e approda al Genoa dove nasce la sua storica esultanza dell’aeroplanino, ad ogni gol allarga le braccia e simula un aereo. Con i rossoblù vince l’ultima edizione della coppa Anglo Italiana, coppa che disputavano le squadre di serie B. Nemmno un anno e cambia casacca ma non città, la Samp è pronto ad accoglierlo acquistandolo per 8,5  miliardi facendolo debuttare in serie A, al fianco di Roberto Mancini. Dopo un avvio frenato dalla pubalgia Montella a fine stagione segna 22 reti in 28 partite, classificandosi secondo nella classifica dei marcatori dietro a Pippo Inzaghi.

Nel 99 dopo 42 reti in serie A con la maglia della Samp, per volere di Zeman viene acquistato dalla Roma per 40 miliardi. Il caso però ha voluto che il boemo non ci fosse piu’ sulla panchina della Roma e al suo posto è arrivato Capello. Il rapporto fra due nonostante siano nati lo stesso giorno (18 giugno) è tutt’altro che idilliaco. I gol sono ben cadenzati, la sua popolarità cresce tanto che nel 2000 Fifa gli dedica la copertina con tanto di esultanza stile aeroplanino. Nel nel 2001 con 13 reti contribuisce attivamente al 3° scudetto giallorosso. Storico il gol del 2-2 in Roma-Juventus del 6 maggio 2001 quando al 90′ ribatte in rete un difettosa respinta di Van der Sar, restituendo  vent’anni dopo il famoso gol di Turone, anche se quella polemica non si è mai chiusa. Il 17 maggio del 2001 un giorno prima del suo 27° compleanno, la sua piu’ grande soddisfazione da calciatore diventa campione d’Italia, dopo la vittoria per 3-1 della Roma sul Parma, Montella realizza il gol del 2-0, anche se nelle interviste successive alla festa non risparmia delle stoccate a Capello, sfociate dalla rabbia per le troppe panchine. Nel 2002 vive una notte magica sotto il cielo di Roma, realizzando un poker nel derby, facendo ammattire Nesta il quale è praticamente uscito distrutto dalla sfida contro Montella.  Da quella sera in poi la sua carriera da calciatore ha subito una  lenta discesa, probabilmente il meglio di se lo ha dato nei primi anni di carriera.

Sampdoria e Fulham le sue tappe di una gloriosa carriera, terminata nel 2009 con 230 gol realizzati da professionista, decide così di intraprendere la carriera di allenatore, partendo  delle giovanili della Roma. Ma fra lui e Genova c’è sempre stato un feeling particolare, infatti nel febbraio 2011,dopo una sconfitta rocambolesca dei giallorossi per 4-3 contro il Genoa, la nuova società americana gli affida la panchina della prima squadra, subentrando a Ranieri. Porta la squadra in Europa League, ma la Roma preferisce puntare su Zeman, cosi’ Montella va a fare esperienza altrove.

Catania è stata una tappa fondamentale, per esaltare il suo credo calcistico votato all’attacco con un 4-3-3 dove ha potuto lanciare il Papu Gomez, ottenendo una tranquilla salvezza.

Dopo anni burrascosi, guida il rinascimento fiorentino da gran signore, la sua squadra a detta di tutti gioca il miglior calcio d’Italia. Nella sua Fiorentina affida le chiavi del centrocampo a Borja Valero e in difesa Gonzalo Rodriguez. Con una buona squadra ma non eccelsa, sfiora il 3° posto nel 2013. La stagione successiva con l’innesto di Giuseppe Rossi Montella vince una partita storica, 4-2 al Franchi contro “l’odiata” Juve  partendo dal passivo di 0-2 e centra la finale di coppa Italia, persa contro il Napoli in finale. La sua Fiorentina viene paragonata in piccolo al Barcellona, si sprecano i parallelismi della Fiorentina alla catalana. I moduli applicati sono il 3-4-1-2 o il 3-5-2, in viola vi resta sino al 2015 e raggiunge una finale di coppa Italia e una semifinale di Europa League, trasformado i suoi giocatori da oggetti sconosciuti a pezzi pregiati per il mercato, due su tutti Salah e Cuadrardo. Prima dell’esperienza sulla panchina rossonera,  vive una stagione deludente alla Samp dove ottiene una risicata salvezza, ma in rossonero tira fuori tutte le sue capacità, prima da psicologo gestendo una squadra senza proprietà disfatta dalle delusioni precedenti  e poi da allenatore riporta la squadra in Europa dandole un gioco e un carattere. Inoltre fa un miracolo  vincendo la Supercoppa Italiana  a Doah contro la Juve ai rigori. Riportando a Milano un trofeo che mancava da sei anni.

Auguri  aeroplanino ex bomber,  nonchè allenatore che vorrebbe riportare il suo Milan a volare nei cieli d’Europa.

Matteo Anobile

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About Matteo Anobile

Appassionato di calcio, scrittore per diletto, estasiato dai numeri 10, il mio primo numero 10 che mi ha fatto innamorare è stato Ruud Gullit, poi Baggio e Totti. Il miei piu' grandi rimpianti non aver visto giocare Rivera e Antognoni...

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