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Cleiton Xavier, Gueye, Fininho, Devic, Edmar, Cristaldo: per molti di voi questi sono solo semplici nomi elencati a caso, ma per i veri malati di calcio il riferimento al Metalist Kharkiv diverrà subito evidente e lampante. Ed è un riferimento non casuale, quello che viene fatto ad una squadra che ha avuto un autentico tracollo nelle ultime stagioni, ed ora si prepara a sparire dal calcio ucraino e (probabilmente) mondiale: dalle gioie, con l’apice del 2° posto nella Prem’er-Liha raggiunto nel 2012-13, alla definitiva sparizione che avverrà entro pochissimi giorni, dopo la revoca della licenza per giocare nel massimo torneo ucraino a causa dei debiti.

Ed il Metalist potrebbe faticare a ripartire anche dalle serie inferiori, nonostante i tifosi si stiano adoperando a suon di firme sulla petizione lanciata pochi giorni fa per salvare il club e farlo tornare in pista: un’impresa impossibile, la loro, dato che la Federcalcio ha già annunciato la sparizione del club di Kharkiv, che saluta il calcio locale con una stagione da 24 miseri punti in 26 gare, ed il 10° posto finale in un torneo a 14 squadre (dopo la scissione della Crimea, che ha privato la Prem’er Liha di Tavriya Simferopol e Sevastopol). Ma soprattutto lo fa con una squadra a matrice totalmente ucraina (che per mesi non ha percepito lo stipendio), e ben lontana dal pot-pourrì di brasiliani ed argentini che aveva reso grandi i ”metallari”.

LA STAGIONE D’ORO DEL METALIST: QUANTI CAMPIONI SONO PASSATI DA KHARKIV!- Il periodo d’oro del Metalist ha inizio, dopo tanti anni di tranquillità ed anonimato (con un solo exploit nei primi anni post-sovietici), nel 2006, quando l’oligarca Oleksandr Yaroslavskiy (10° uomo più ricco d’Ucraina e uomo decisamente influente) decide di acquistare il club per tirarlo fuori dalla mediocrità e renderlo la vera alternativa al duopolio Shakhtar-Metalist che stava iniziando a delinearsi dopo l’arrivo di Mircea Lucescu in quel di Donetsk (ora il rumeno è passato allo Zenit, e lo Shakhtar ripartirà dai talenti autoctoni): e la cura-Yaroslavskiy funziona subito, come una scarica elettrica che ravviva una piazza da troppo tempo abituata ad accontentarsi. Il Metalist, guidato in panchina dall’esperto ed abile Myron Markevych (arrivato nel 2005 ed esonerato nel febbraio 2014, è lui l’uomo dell’eta dell’oro), raggiunge subito il terzo posto in campionato alle spalle delle due big, un piazzamento che verrà confermato per altre quattro stagioni, fino all’exploit che porterà i gialloblù ad arrivare secondi nel 2012-13, nella prima stagione del post-Yaroslavskiy (ma con una squadra già costruita dal mecenate ucraino, che patrocinò la costruzione dell’OSK Metalist, stadio da 40mila posti che ha ospitato anche Euro2012). Ed anche a livello europeo il Metalist diventa pian piano una presenza fissa, con degli ottimi exploit sin dalle prime apparizioni in Coppa UEFA/Europa League: gli ottavi del 2008-09 portano il Metalist all’attenzione europea, i quarti del 2011-12 invece ne consacrano la definitiva maturazione, arrivata con una squadra dal mostruoso talento tecnico e dalla grande fame di vittorie. L’esclusione dai playoff-Champions del 2013-14 in seguito ad una combine durante una sfida col Karpaty Lviv (del 2008), invece, rappresenta l’ultima volta nelle coppe per i ragazzi di Kharkiv, e l’inizio della fine arrivata in queste ore (ma di questo parleremo in seguito). Ma qual era il segreto della competitività europea ed interna del Metalist Kharkiv? Beh, innanzitutto un gioco offensivo, basato sulla tecnica dei suoi interpreti e sublimato in un 4-2-3-1 che ha visto muoversi al suo interno centrocampisti dalla grande intelligenza (Edmar, poi diventato ucraino), ali dalla rara velocità e dalle doti da funambolo (Willian, Marlos, Taison, ma non dimentichiamoci gli ”italiani” Josè Sosa e Papu Gomez), terzini di spinta (il mitico Fininho) e dei 10 dalla grande velocità di pensiero e dai colpi a sorpresa (vedi il video sottostante), tra i quali citiamo su tutti Cleiton Xavier, diventato un’icona del club. Ma in generale la forza del Metalist era un gruppo granitico e capace di far coesistere sia le varie anime della rosa (ucraina, brasiliana, slava ed argentina), che le esigenze regolamentari della Prem’er Liha (massimo 6 stranieri titolari): e parlando del gruppo, non possiamo dimenticarci di citare il gigantesco Gueye, leader della difesa, e capitan Devic, che proprio partendo dal Metalist arrivò a conquistare la maglia da titolare nell’Ucraina a suon di gol. Una squadra (che ha visto nella sua rosa anche, tra gli altri, Sebastian Blanco e Cristaldo) tecnica e difficile da affrontare, come ricorda benissimo la Sampdoria, eliminata due volte dagli ucraini nella seconda competizione europea.

IL TRACOLLO DEL METALIST: LE CAUSE CHE HANNO PORTATO ALLA FINE DEL CLUB- Ma ora di quel gruppo, e di quella squadra, non è rimasto nulla, dopo un rapido e velocissimo tracollo che ha portato il Metalist ad indebitarsi e sparire dal calcio locale: l’inizio della fine, come abbiamo già detto poc’anzi, arriva all’inizio della campagna europea 2013-14, quando i metallari vengono esclusi dai playoff di Champions, ma in realtà il verso punto di svolta arriva nell’estate 2012, ed è legato a doppio filo con la rivoluzione filo-russa e la guerra civile. Ma soprattutto porta alla fine dell’era-Yaroslavskiy, col presidente dei grandi trionfi che viene costretto dal governo-Yanukovich a cedere la società al giovanissimo Kurchenko, un 27enne patron di Gas Ukraine, ma soprattutto fedelissimo dell’allora presidente: le premesse sono da manuale, con la promessa di arrivare al titolo ucraino ed alla Champions, però poi cominciano i guai, strettamente collegati alla rivolta anti-presidenziale ed a quell’impeachment contro Yanukovich che, sommato alla guerra civile ed alla scissione dei filorussi, ha portato l’Ucraina al caos. L’UE blocca tutte le proprietà di Yanukovich e dei suoi fedelissimi, tra cui c’è anche Kurchenko, favorito con l’acquisto di gas ed energia a prezzi altamente agevolati (ed arricchitosi con questo), che scappa in Russia e fa perdere le sue tracce. Il Metalist implode e, dopo svariati mesi senza stipendio e l’addio di Markevych (allontanato dopo aver svelato la questione a mezzo-stampa), perde tutti i suoi migliori giocatori nell’estate 2014: restano solo in pochissimi, che resistono fino a gennaio, salvo poi abbandonare la nave e costringere i gialloblù a ricostruire la loro rosa da zero, a suon di occasioni e giocatori ucraini dal valore discutibile. La stagione 2014-15 è quella delle prime crepe, col Metalist che arriva sesto e fa malissimo in Europa, ma il peggio arriva in questa stagione, con una squadra totalmente ucraina che per lunghi tratti del torneo ha rischiato di retrocedere, ed una società ingabbiata dai debiti e dall’assenza di un presidente che in patria rischia l’arresto per aver finanziato i filorussi ed essersi arricchito alle spalle del popolo: 24 punti in 26 gare, il 10° posto e l’anonimato, prima del fallimento estivo e della fine della società-Metalist. Inutili i tentativi di riaffidarsi a Yaroslavskiy e le petizioni dei tifosi, per una sparizione che è solo l’ennesima di un calcio, quello ucraino, martoriato dalla guerra civile e dalla conseguente crisi economica.

IL RIDIMENSIONAMENTO DEL CALCIO UCRAINO- Perchè il fallimento del Metalist è solo l’ultimo di una lunga serie che ha portato, nel tempo, il campionato dalle 16 squadre originali alle 12 del 2016-17: vuoi per la scissione della Crimea, vuoi per i problemi economici derivanti dalla guerra e dalla sparizione di alcuni oligarchi, svariati club si sono trovati in difficoltà o hanno alzato bandiera bianca. Il primo in ordine di tempo è stato l’Arsenal Kiev, al quale poi si sono aggiunti Metalurg Donetsk, Metalurg Zaporizhya (ripartito dalla B locale solo grazie alla colletta dei tifosi) e, al termine di questa stagione, il già citato Metalist e l’Hoverla Uzhgorod: e proprio la loro sparizione ha portato la Federcalcio a ridurre le squadre del massimo torneo a 12, e ridimensionare un campionato già sull’orlo del tracollo, con Dnipro e Chernomorets Odessa asfissiate dai debiti. E proprio gli azzurri, nonostante la cessione milionaria di Konoplyanka, rischiano di essere la prossima squadra a sparire, dopo l’esclusione per 3 anni dalle coppe per le violazioni al Fair-Play Finanziario: e tutto questo succede ad un solo anno dalla finale di Europa League persa contro il Siviglia, e curiosamente ancora con lo sfortunatissimo Markevych in panchina.

Youtube, AA7 Production

Il bombardamento della Donbass Arena: l’immagine esemplare di come la guerra abbia danneggiato il calcio locale (Youtube, AA7 Production)

L’ex tecnico del Metalist dei miracoli si ritroverà a gestire un altro caos societario? Per il bene e per la competitività del calcio ucraino, si spera di no, ma vedremo quali saranno gli sviluppi futuri di una Prem’er Liha che ha perso il Metalist, e rischia di perdere tutti i suoi migliori talenti a causa dell’instabile situazione di un paese già a lungo mutilato dalla guerra.