Rieccoci con la Coppa d’Africa, che vive quest’oggi la sua seconda giornata: dopo il festival dei pareggi del gruppo A, con gli 1-1 di Gabon-Guinea Bissau e Burkina Faso-Camerun, quest’oggi tocca al gruppo B. Algeria-Zimbabwe e Tunisia-Senegal i match in programma, gare che sulla carta sembravano avere un esito ben definito, ma sappiamo quanto sia imprevedibile la Coppa d’Africa: andiamo dunque a scoprire come sono andate le gare di oggi, che ci hanno riservato sorprese.

ALGERIA-ZIMBABWE 2-2: MAHREZ EVITA LA FIGURACCIA AI SUOI, GRANDE GARA DEI GUERRIERI Ci aspettavamo tutti un’Algeria dominante in questo gruppo B della Coppa d’Africa e uno Zimbabwe assoluta cenerentola del girone, coi pensieri rivolti più al ”primo non prenderle” che alla costruzione del gioco: nulla di più sbagliato, coi ragazzi di Calisto Pasuwa che finiscono col sorprendere tutti, Algeria compresa, e sfoderare una prestazione di altissimo livello. Il ct zimbawese schiera i suoi con un 4-4-2 che vede Musona-Mahachi sulla fasce e la coppia Billiat-Mushekwi in attacco, ma è tutt’altro che scolastico: il pressing dello Zimbabwe è alto, altissimo, con le ali che finiscono per formare un vero e proprio 4-2-4 e mandare in tilt la difesa dell’Algeria, che sopperisce all’assenza del fondamentale (per il gioco dei Fennec: è il mediano che detta i tempi nel 4-3-3) Taïder passando a un 4-2-3-1 con Guedioura-Bentaleb in mezzo e il terzetto composto da Mahrez, Soudani e Brahimi alle spalle di Slimani. Ne esce una gara dai ritmi altissimi e davvero spettacolare, che parte con un singolare episodio: Ghoulam, nel difendere sull’avanzata di Musona, abbatte la bandierina e stacca il pezzo di tessuto dal colore giallorosso, che va ad infilarsi… dove non batte il sole. È un inizio tragicomico dunque quello del match di Franceville, che va a completarsi con lo svarione dell’arbitro etiope Weyesa, che concede il corner allo Zimbabwe nonostante il cross fosse partito con la palla fuori di oltre 1m: un inizio che non rende giustizia a quella che sarà una grande gara, che vede i Guerrieri letali in contropiede, con Billiat che impegna M’Bolhi all’8′ con un ottimo tiro dopo il 3vs2 in velocità. Ed è proprio Khama Billiat a risultare determinante per i suoi, sbacchettando continuamente tra la fascia destra e la zona nevralgica dell’attacco, e mandando così in tilt l’Algeria: la stella del Mamelodi Sundowns sfiora nuovamente il gol al 9′, centrando la traversa con uno spaventoso tiro a giro dai 30m, che sarebbe valso allo Zimbabwe il meritato vantaggio. E invece, paradossalmente, è l’Algeria a passare avanti col più classico dei cliché: pochi secondi dopo l’infortunio che mette ko Musona (al suo posto entra Rusike), Mahrez riceve un pallone d’oro da Slimani, si accentra e segna con un grandissimo destro dall’angolo dell’area. 1-0 Algeria, ma lo Zimbabwe reagisce come il più classico dei guerrieri (soprannome azzeccato) e schiaccia i Fennec con un 4-2-4 che evidenzia tutte le fragilità di Bensebaini e Belkhiter, i due giocatori con minor esperienza internazionale: e così l’Algeria incassa il pareggio da Mahachi, che insacca con un gran tiro e lascia M’Bolhi di stucco. 1-1 Zimbabwe, e i Fennec di Leekens vanno in tilt, mostrando pochissima personalità: prima Billiat sfiora il gol con un colpo da biliardo dal limite dell’area (su sponda di Mushekwi), deviato in corner da M’Bolhi, e poi Belkhiter ”regala” un rigore agli avversari con un intervento assurdo su Bhasera. Mushekwi ringrazia e porta i suoi avanti, festeggiando il 2-1 con una divertente danza e facendo esplodere i tifosi dello Zimbabwe, che sorprendentemente riesce a controllare un’Algeria irriconoscibile nonostante le ripetute urla di Leekens: gli algerini si fanno vedere solo con un tiro sballato di Brahimi (che gioca da solo) e due punizioni di Mahrez (barriera) e Ghoulam (alta), rischiando più di capitolare in contropiede, che di segnare ulteriormente. 2-1 dunque per lo Zimbabwe al riposo, coi Guerrieri che tremano per qualche secondo dopo il nuovo infortunio di Mukuruva: il portiere però rientra regolarmente in campo.

Al rientro in campo, Belkhiter paga il disastroso primo tempo con la sostituzione: è Meftah a rimpiazzarlo in una ripresa scandita dall’attacco a tutto campo dell’Algeria, che al 51′ reclama anche un rigore per un contatto sospetto tra l’aggressivo Katsande (molti falli e nessun giallo) e Mahrez. I Fennec non ci stanno a perdere e decidono di giocare come sanno, ma hanno uno Slimani ai limiti dell‘imbarazzante, che sbaglia gol a ripetizione: gli capita anche al 53′, quando l’attaccante si addormenta sul cross di Mahrez e vanifica l’asse-Leicester. Un errore che rimette coraggio allo Zimbabwe, che sfiora il 3-1 con un Billiat straripante: l’attaccante dei Sundowns è incontenibile e salta due uomini, prima di vedere il suo destro deviato da M’Bolhi. Questa, però, è solo una parentesi, con l’Algeria che torna subito avanti e sfiora la rete col potente tiro dal limite di Bentaleb su azione da corner: i ragazzi di Leekens spingono col 4-2-4 e Soudani al fianco di Slimani, lo Zimbabwe difende a cinque con Katsande arretrato sulla linea difensiva e regge, complici anche gli errori offensivi dell’Algeria (19 tiri in porta, un gol). Si può dire che il peggior pericolo lo Zimbabwe se lo crei da solo, con la deviazione sfortunata di Muroiwa che causa un quasi-autogol: Leekens si gioca la carta-Ghezzal per Soudani (Mahrez avanza al fianco di Slimani), ma dopo il suo ingresso i ritmi si abbassano per la stanchezza delle squadre, anche se le emozioni non mancano. Prima è Malajila (entrato al posto di Mushekwi) a sfiorare il terzo gol per lo Zimbabwe, trovando la risposta di M’Bolhi, e sulla respinta Katsande calcia a lato di pochissimo: gol sbagliato e gol subito, e così l’Algeria trova il 2-2 sulla ripartenza con Mahrez, che fulmina un non preciso Mukuruva con un rasoterra dai 20m e trova la doppietta. È 2-2, e l’Algeria prova anche a vincere, fallendo le occasioni decisive con Slimani (che svirgola di testa e dà la colpa ai riflettori dello Stade de Franceville) e Brahimi: finisce dunque 2-2 in questa terza gara (e terzo pari) della Coppa d’Africa, con Mahrez che evita la figuraccia alla ”sua” Algeria e frustra il sogno-vittoria di uno Zimbabwe (che aveva già battuto i Fennec nella CAN 2004) ottimo e meritevole del successo.

TUNISIA-SENEGAL 0-2: LES LIONS DE LA TERANGA SONO CINICI E VINCONO UN MATCH COMBATTUTO- Non è facile essere la nazionale più forte di tutti i tempi del tuo paese. Più forte anche di quelli che vengono considerati dei veri e propri eroi nella tua patria, che hanno fatto sognare un popolo intero nell’ormai lontana edizione del Mondiale del 2002. Quel Senegal arrivò lì dove solo Camerun nel 1990 e il Ghana nel 2010 arrivarono, ovvero ai quarti di finale. Tra le prime otto selezioni del mondo. Una cosa che da quelle parti dire che si vede raramente è un eufemismo. Beh, questo Senegal può vantare -forse- una squadra ancora più forte e completa di quella lì. Senza scomodare i vecchi giocatori del passato e proporre inutili paragoni, avere Koulibaly, Keita e Mané è tanta roba. Se poi ci aggiungiamo anche elementi come Kouyaté, Gueyé, Sarr, Sow, abbiamo un mix di esperienza e gioventù pronti a conquistare l’Africa. Ma, come già detto in precedenza, essere considerati i più forti di tutti i tempi nel tuo paese non è una cosa semplice. E allora può capitare che ti tremino le gambe se non sei abituato a certe partite. Può capitare di pensare troppo in alcune situazioni, soprattutto può capitare di pensare che tutto quello che fai non sarà mai abbastanza. Perché hai il dovere di arrivare fino in fondo. Perché il tuo Paese ha fame di una vittoria che non è mai arrivata e che può arrivare quest’anno. La Nazionale di calcio del Senegal è allenata da un allenatore di nome Aliou Cissé. A vederlo a primo impatto sembra che sia uscito da un video di Snoop Dogg, ma la realtà è ben diversa. Oltre a preoccuparsi di come siano disposti in campo i suoi ragazzi, Cissé vuole anche che i suoi siano giustamente motivati e che si divertano. Prima un esercizio che sembra più un balletto, poi soprattutto l’allenatore ha voluto diffondere dei messaggi motivazionali molto particolari. Dunque, si legge da una parte la scritta “Un popolo, un fine, una volta”, dall’altra “Sii professionale. Solo l’interesse della nazione conta”. E il tecnico ha stilato anche un elenco di nove punti, in cui viene evidenziata la differenza tra l’atteggiamento di un vincente e quello di un perdente. Eccolo qui.

Di seguito, ecco la traduzione:

Quando un vincente fa un errore, lui dice: “Ho sbagliato”.

Quando un perdente fa un errore, lui dice: “Non è stata colpa mia”

Un vincente lavora più di un perdente, ma ha più tempo.

Un perdente è sempre “troppo occupato” per fare ciò che è necessario.

Un vincente affronta un problema.

Un perdente gli gira attorno e non lo affronta mai.

Un vincente prende la responsabilità.

Un perdente fa delle promesse.

Un vincente dice: “Io sono bravo, ma non quanto potrei essere”.

Un perdente dice: “Io non sono così cattivo come gli altri”.

Un vincente ascolta.

Un perdente aspetta semplicemente che sia il suo turno per parlare.

Un vincente rispetta i suoi superiori e tenta d’apprendere qualcosa.

Un perdente è contrariato rispetto ai suoi superiori e tenta di trovare in loro difetti.

Un vincente si sente responsabile anche al di là delle sue competenze.

Un perdente dice: “Non è un mio problema”.

Un vincente dice: “Ci dovrebbe essere un modo per fare meglio”.

Un perdente dice: “È sempre stato fatto così”.

Contro il Senegal, c’è la Tunisia. Se da una parte c’è una nazione quasi obbligata a vincere per la rosa di cui può godere, dall’altra c’è una squadra che farà di tutto per non essere una semplice comparsa. Ma probabilmente, anche i tunisini sanno di non essere all’altezza di Algeria e Senegal, le due corazzate del gruppo B. È importante vendere cara la pelle in ogni partita, lottare su ogni pallone come se fosse il 90′. Purtroppo, però, anche questo può non bastare. Anche dominare una partita può non bastare per vincerla. E un paio di sbavature possono costare caro e mettere a repentaglio tutto ciò che si è provato a costruire fino a quel momento. E’ un po’ ciò che è capitato nella partita di stasera. Les Lions de la Teranga (letteralmente, i leoni della Teranga, così sono soprannominati i senegalesi famosi per la loro ospitalità) dopo essere riusciti a evitare il pressing iniziale dei tunisini (soprannominati Les Aigles de Carthage, le aquile di Cartagine) sono riusciti a segnare il gol del vantaggio su calcio di rigore con Mané. Ingenuo Abdennour a stendere Kouyaté e beccarsi il primo giallo del match. Segue una fase in cui la Tunisia spinge, ma è ancora il Senegal a segnare, sfruttando la seconda occasione su due. È Mbodji a salire in cielo sul cross da calcio d’angolo di Keita, con Mathlouthi che non ci arriva. In quel colpo di testa c’è tutta la voglia di emergere del popolo senegalese. Le aquile, però, non ci stanno. E al Senegal cominciano a tremare le gambe. I rapidi scambi degli attaccanti della Tunisia (soprattutto Akaichi e Sliti, successivamente anche Khazri) fanno faticare non poco Koulibaly & co. E infatti il difensore del Napoli viene ammonito sul finire del primo tempo. Nella ripresa, il Senegal non scende in campo. Ma clamorosamente se la cava lo stesso. Con Khazri è un’altra musica, con Diallo più volte impegnato anche se gli attaccanti tunisini sono talmente imprecisi da calciare fuori una volta no e dieci sì. Mbodji riesce quasi a combinare un pasticcio, colpendo il palo della sua porta, ma la palla arriva tra le braccia di Diallo, nominato a fine partita Man of the match. Cissé prova a scuotere i suoi mandando in campo Sarr per Keita, calato nel secondo tempo. Lo stesso Sarr colpisce una traversa clamorosa dopo un cross deviato. Ed è l’unico squillo della ripresa del Senegal, completamente sparito dal campo. Sempre più invisibile man mano che il tempo passava. E per una squadra che ha tutte le carte in regola per arrivare fino in fondo, non è una cosa positiva. Idem per la Tunisia. Le aquile si sono ritrovate in un girone di ferro e dunque è importante sfruttare ogni minima occasione. Questo non è accaduto. Il festival dell’errore sotto porta viene concluso con Khenissi, che lasciato libero dalla premiata ditta Koulibaly-Mboji spara alto il pallone dopo un colpo di testa che avrebbe meritato miglior sorte per quanto fatto vedere nell’arco di tutta la partita. La partita finisce con la vittoria del Senegal per 2-0. Vittoria immeritata, se si considerano i tiri verso lo specchio della porta e le occasioni che hanno avuto entrambe le squadre. Fa effetto però, vedere con quanto cinismo i leoni della Teranga hanno concretizzato le loro uniche due occasioni avute nel corso della partita. Dato interessante: è la prima vittoria per una squadra in questa Coppa d’Africa, dopo i due pareggi di ieri e quello dell’Algeria alle 17:00.

di Marco Corradi (@corradone91) e Nico Bastone (@nikbast)

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